Un viaggio avventuroso e mai ripetitivo nel magico universo della letteratura, senza pretese, ma anche senza limiti...Ogni commento e suggerimento (senza parlare di consigli su qualche altro libro o autore!) è più che gradito!
sabato 8 febbraio 2014
Maurice Sachs e Llewyn Davis: due declinazioni dell'abiezione
domenica 10 febbraio 2008
Il Demonio, che interessante essere!
Il risultato è che mi sono bevuta Il Maestro e Margherita in 3 giorni, o meglio, per 3 giorni sono stata risucchiata in quelle pagine di sublime e tutt'altro che scontata letteratura.
Innanzi tutto, i personaggi sono tratteggiati con una maestria, una grazia davvero meravigliosa, e con pennellate di colore che conferiscono alla narrazione un tono accattivante e sagace. Quanto agli eventi narrati, sono dei più improbabili, essendo i principali protagonisti il demonio ed il suo bizzarro seguito, fra cui è compreso l'indimenticabile gatto Behemoth. Le gesta di questi loschi figuri e lo scompiglio che sono in grado di generare nella società moscovita (ritratta in una maniera colorita e ironica) vi faranno ridere come raramente capita dinnanzi alla parola scritta.
Vi è poi il racconto nel racconto: quello sulla complessa figura di Ponzio Pilato, trovatosi faccia a faccia di Gesù ed incapace di agire con coraggio di fronte a questo strano ribelle...Ma non è tutto: nel libro trovano spazio l'amore, l'amicizia, l'opportunismo, la pazzia...senza contare l'elogio della stregoneria! Ed il Diavolo, per quanto sudicio, crudele e violento, non mancherà di riservare una sorpresa finale...
Insomma, cosa aspettate a prendere una lieve influenza e stare a letto con questo demoniaco romanzo?
domenica 20 gennaio 2008
I'M NOT THERE - Todd Haynes
Inizio con l’affermare il mio proposito dell’anno, ovvero storia di una rivelazione potenzialmente pericolosa. Tra le tante cose che mi sono proposta di fare o di non fare in questo anno nuovo, includendo pensare piú seriamente al mio presente-futuro. ricominciare a prendere la pillola e andare per la prima volta in Olanda, spunta un proposito creativo e liberatorio.
É giunta l’ora di gettare i veli di mistero e ipocrisia e iniziare a scrivere parole piú sincere, e piú spontanee: basta con trafiletti ipercriptici e ultra-pensati, enigmi che richiedono troppo tempo e finiscono per spegnere la voce prima ancora di aver gridato. Che il signore ci spedisca torrenti di parole via posta prioritaria e che questi possano scorrere liberi per le strade virtuali della rete.
Chi non conosce Bob Dylan? Le prime associazioni libere che saltano alla mente: folk americano, ribelle politico, canzoni sociali, Joan Baez, chitarra elettrica, poeta , cantautore, gli anni 60.
Questa é l’idea che ho sempre avuto e che sono certa le generazioni dagli anni 80 in poi hanno maturato, tutti nella certezza di conoscere il personaggio, ma nella reale non conoscenza della persona, dell’uomo nascosto dietro i sipari della notorietá.
Questo film, diretto da Todd Haynes (Velvet Goldmine, Lontano dal paradiso), é una biografia esemplare, un atto poetico di profonda bellezza, che va al di lá del Bob Dylan-icona congelata nel tempo, e ci restituisce un ritratto piú sincero e sconcertante, decisamente piú intrigante del Dylan patinato da copertina e da 70 euro a concerto (sickening!).
Nella dedica iniziale lo stesso Haynes apre le danze definendolo un film “ispirato dalla musica e dalle molteplici vite di Bob Dylan”.
É questo l’unico momento in tutta la durata del film in cui il nome del cantautore viene menzionato.
Il personaggio é inoltre messo in scena da 6 attori differenti: un adolescente di colore, un poeta maledetto, un marito infedele attore di b-movies, un divo pubblico, un anziano Billy the Kid e una donna. Un concetto particolare: d’altronde si tratta del racconto della lunga ed intensamente vissuta vita di un outsider, una persona decisamente fuori dal comune. Ma non siamo anche noi “persone comuni” uno, nessuno e soprattutto centomila?
Cate Blanchette é la perla recitativa dell’intera pellicola, una vera professionista che essuda sensualitá, carisma e veracitá in un’interpretazione a dir poco ammirevole.
Le sequenze della vita di Dylan, vengono trasposte in maniera assolutamente non-lineare e anti-cronologica, che sicuramente é costata al film una serie di critiche negative e di spettatori confusi e insoddisfatti. Altri invece, catturati dalla narrazione impulsiva hanno goduto dell’assenza di causa-effetto per dilungarsi e riflettere (per non dire sognare) su alcune delle perle filosofiche che si incontrano sul cammino.
Per rivelarne solo un paio, la citazione da una canzone di Nico (vedi Velvet Underground) Please don’t confront me with my failures, I’ve not forgotten them e le sette regole da manuale per “vivere la vita passando inosservati”: never create anything, it’ll be misinterpreted, it’ll chain you down and it’ll follow you for the rest of your life. Mica poco…..
La visione lascia una traccia vibrante di curiositá, una voglia pungente di saperne di piú, di interpretare il simbolismo delle scelte del regista e di quelle immagini sature di riferimenti e dialoghi meta-testuali.
Alla fine della pellicola un applauso é sorto spontaneo e si é lanciato come un’onda verso i titoli di coda del megaschermo.
Per vedere il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=CZGseissqX8
domenica 23 dicembre 2007
Le jeune homme vert - nascita di un uomo
Libri che sanno emozionare dall'inizio alla fine, ma questo è riduttivo. Ci troviamo qui di fronte alla commovente e complessa vicenda di come si forgia un uomo, dall'infanzia all'età adulta.
1000 pagine di squisita letteratura che si fanno bere come una limonata fresca nel caldo estivo. Insomma, sollievo ed estasi. E subito dopo però, la voglia, se non la necessità, di averne ancora.
Ma andiamo con ordine, sto parlando di due libri: Le jeune homme vert & Les ving ans du jeune homme vert di Michel Deon.
Tali meravigliosi volumi sono, ahimé, frutto dei miei viaggi in Francia; dubito siano reperibili in Italia, ma vi consiglio di imparare il francese e farveli prestare dalla sottoscritta. Davvero, ne vale la pena.
Abbiamo qui tracciata la formazione di Jean Arnaud, personaggio che seguiamo dalla misteriosa nascita fino al raggiungimento dell'età adulta. L'intreccio è ricco, i personaggi indimenticabili, i dialoghi brillanti. Il quadro è quello della Francia dopo la prima guerra mondiale fino al termine della seconda. Un'epoca in cui il nostro eroe si fa gradualmente strada imparando il gusto per i viaggi, per la conoscenza, incontrando prima il sesso e poi l'amore, la tenerezza e l'affetto, ma anche la cattiveria e la disillusione. Impossibile non immedesimarsi ed appassionarsi, tanto più che lo stile di Michel Déon è semplice ma non banale, capace di comunicare con efficacia la sorprendente evoluzione di Jean.
Sorprendente come lo è quella di ogni essere umano dotato di intelligenza e voglia di scoprire cose nuove, di vivere intensamente, con tutto ciò che questo comporta.
L'innocente campagnolo, adottato da persone semplici e oneste, imparerà a muoversi nel mondo e scoprirà l'enigma della sua nascita. Fra principi misteriosi e amori folgoranti, rivelazioni e colpi di scena, ma anche ferite e scoperte, le pagine scorrono insieme agli anni. Il primo volume termina all'esplodere della Seconda Guerra Mondiale, nel corso del quale è ambientato il secondo. Le considerazioni sui diversi popoli europei e sul conflitto (visto dall'angolazione del personaggio, senza abbandonarsi a teorizzazioni politiche o a ideologie di ampio respiro), il quadro della realtà rurale e poi della Parigi sotto occupazione, passando per Londra, l'Italia e la Costa Azzurra, sono assolutamente straordinari. Così come le caratterizzazioni dei personaggi, da quello principale alle figure collaterali, che guadagnano spessore pagina dopo pagina.
Non mi rimane altro da dire se non reiterare il mio consiglio: leggetelo. Come ogni libro che si rispetti, vi colmerà il cuore e l'animo.
mercoledì 28 novembre 2007
L'assassino & i giorni contati
A questo proposito, mi sembra che i film che si occupano di qui ed ora - quotidianità, arrivare da mattina a sera, affrontare avversità, in una commistione di attimi dolci ed amari, proprio come dolce ed amara è la vita - siano diventati sempre meno. Spesso si parla di sentimenti ( e ancor più spesso lo si fa in maniera superficiale o escludendo tutti gli altri orizzonti dei personaggi, che sembrano così condurre vita da sfaccendate anime in pena) oppure si sfocia nell'eccezionalità: di una vita, di un momento storico, di un episodio. Non sto dicendo che questi non siano validi ambiti di esplorazione cinematografica, anche se in alcuni casi sarebbe stato meglio risparmiarsi lo sforzo; semplicemente, sento la mancanza di quel realismo anni '60 e '70 che per fortuna mi posso gustare grazie a DVD oppure a rassegne cinematografiche.
Ed eccoci all'oggetto di questo post, ovvero i due primi film di Elio Petri. Film italiani di cui essere orgogliosi, una volta tanto. Bella l'idea, ottimi gli attori, realistici i dialoghi, azzeccate le inquadrature. In entrambi i casi ci troviamo di fronte ad un personaggio principale la cui vita cambia improvvisamente. Ma se nell'Assassino si esplorano i quotidiani compromessi, le omissioni, l'ordinaria corruzione di un borghese pavido, nei Giorni Contati è il senso stesso della vita ad essere messo in discussione. Mi soffermerò maggiormente su quest'ultimo film, visto che ho avuto il piacere di gustarlo ieri sera.
Cesare, uno stagnino di mezza età, sta recandosi come ogni giorno a lavoro, quando sull'autobus un uomo della sua età muore d'infarto. Un banale incidente? No, l'inizio di una spirale di dubbi. Com'è possibile continuare a lavorare quando ci si rende conto di avere, potenzialmente, i giorni contati? Questa nuova consapevolezza porta il protagonista a cercare di godersi la vita come può, in compagnia di alcuni fidati amici che cercano di comprenderne lo strano stato d'animo. Eppure, dov'è il sollievo? Non nel fantasma di un antico amore, che sembra tornare solo per sfuggire nuovamente. Non nell'episodico incontro di persone nuove, né nell'ozio, né nell'alcol, né tantomeno nella fallimentare esperienza dell'amore a pagamento. Nel frattempo, i soldi vanno scemando, gli sguardi nei suoi confronti si fanno sospettosi: per quanto ancora durerà quella follia? Nessuno ha intenzione di mantenere uno sfaccendato, e Cesare stesso si rende conto che, qualsiasi cosa andasse cercando, è forse troppo tardi per ritrovarla. Tanto vale tornare a lavorare...e rendersi conto una volta per tutte, che i giorni erano davvero contati...
Terribili le scene della città, periferie di oscena bruttezza, confusione destrutturata, eppure neppure la campagna è idealizzata, spopolata e triste e senza più anima. Lo smarrimento della modernità non è certo iniziato ieri, le radici vanno oltre, e già negli anni '60, a ben guardare, l'assurdità della frenesia contemporanea era pienamente percepibile. E da allora, cosa abbiamo creato, quale illusione riesce a farci muovere pur nella consapevolezza di avere i giorni contati?
lunedì 26 novembre 2007
Apriamo gli orizzonti!
lunedì 12 novembre 2007
INTO THE WILD - Sean Penn
E ho iniziato scegliendo un buon libro di cui valesse la pena parlare e ho iniziato a leggerlo. Ma i ritmi di vita frenetica e governata dal lavoro e dalle circostanze mi rendevano la lettura impossibile, o forse io non riuscivo a farmi piacere quel libro in quel momento.
E da lí é stata una strage di libri iniziati e mai continuati, una decina, alla ricerca di quel libro di cui valesse la pena parlare. Solo che non l’ho ancora trovato. In realtá non perché non esistano libri interessanti, ma perché io stessa non riesco piú a leggere.
Peró la voglia di esprimermi su queste pagine d’interfaccia virtuale era grande e mi tormentava, e mi tormenta tuttora. E allora ho pensato di cambiare direzione.
Se la strada che percorriamo é dura e sembra infinita, non significa non esistano alternative: al primo incrocio ho svoltato a desta e poi a sinistra.
Il film di cui voglio parlare é una perla brillante in un mare di spazzatura chiamato Cinema americano (USA).
Non so se é giá uscito in Italia, ma é appena sbarcato in nord Europa da un continente a me ancora sconosciuto chiamato America.
Into the Wild é un film americano, che racconta la storia vera di un giovane sognatore americano, che potrebbe benissimo essere quella parte sognatrice che tutti abbiamo dentro, chi piú chi meno (quasi tutti ne hanno meno, sennó non si spiegherebbe l’esistere di questo sognatore).
Christopher MacCandless é un po’ il nostro alter-ego ventenne che non ha smesso d’inseguire quelle utopie adolescenziali di quando, intossicati dalla letteratura e dalla passione, combattiamo contro una societá che non ci convince e non ci appaga.
E la voglia di sfuggirla quella societá che non ci appartiene, alimentata dalle parole di chi prima di noi ha cercato un’altra via (le citazioni nel film vanno da Tolstoj a Thoreau), accompagnano Chris tra le molte strade di un viaggio personale interiore ed esistenziale, alla ricerca della liberazione che porta alla felicitá piú vera.
Detto cosí in poche parole suona alquanto banale, ma non si tratta forse di ció che anche noi andiamo cercando?
Comunque, Chris scompare, fugge dalla propria famiglia e dalla propria identitá, viaggia e incontra compagni di viaggio, peró il suo é un viaggio personale e quindi immancabilmente il nostro eroe ritorna volontariamente a fare i conti con i propri sogni in solitudine.
É forse questo a portarlo sulla cattiva strada, la sua utopia portata all’eccesso é totalmente cieca di fronte ad ogni occasione che si presenta di stabilire relazioni umane.
Il sogno diventa un veleno per Chris e gli rivela quanto ingenuo sia il suo sforzo di inseguire un’idea a tutti i costi.
Apparte il modo in cui la storia é raccontata da Sean Penn regista sublime, apparte le musiche azzeccate e alcuni brani valenti di Eddie Vedder, apparte i fotogrammi e le scene di una natura meravigliosa e selvaggia, lo spirito di Into the Wild risiede soprattutto nella nostra mente di spettatori protagonisti.
Il film é tratto da una storia vera e da un romanzo di Jon Krakauer.
More info here http://en.wikipedia.org/wiki/Into_the_wild
Giada
domenica 9 settembre 2007
Il contrario di Uno
venerdì 10 agosto 2007
Ancora Burroughs, ed Hesse: tramonto della civiltà in diverse sfumature
I deliri del tossico lasciano trasparire il degrado, la disumanità della modernità...ma tutto è profondamente carnale, le radici stanno nel fango primordiale, da cui emergono riti sanguinari, perversioni, nuove creature da incubo, e contemporaneamente ecco la tentacolare piovra del commercio, delle lobby, tutto frammisto in una confusione dalla quale non pare esserci via d'uscita - solo una maggiore consapevolezza, ed è per questo che il pasto, come il re, è nudo: questo non toglie nulla alla desolazione, ma se non altro emergono l'onestà ed il coraggio di guardare in faccia alla realtà da noi costruita.
Scrittura ed impostazione diametralmente opposta in Herman Hesse, com'è ovvio: uno stile limpido e cristallino che apre le porte allo stesso spaesamento, ma a un diverso approccio. Se infatti non si può dire che Burroughs rifiuti la decadenza moderna (pare anzi immergervisi con partecipazione, almeno per un po'), Harry Haller è nauseato dalla volgarità, dal facile divertimento, dalla superficialità della società in cui si trova a vivere, in cui si sente del tutto estraneo...eppure...eppure devo ancora ripercorrere le ultime pagine del libro e dunque lascio in sospeso anche voi.
Fatto sta che questi due libri mi hanno riempito la testa di pensieri, riflessioni, emozioni, e mi hanno fatto vedere certe cose sotto una luce diversa. E questo li colloca senz'altro nel novero delle opere che vale la pena di leggere...
giovedì 19 luglio 2007
Ah, la droga!
E' incredibile la differenza fra questo libro ed altri classici moderni in questo ambito come, ad esempio "Alice e i giorni della droga", "I ragazzi dello zoo di Berlino" e "Trainspotting". Lì si trattava (soprattutto nei primi due casi) di ragazzini, qui di un adulto consapevole, che descrive con oggettività quello che gli accade. E non c'è chissà quale enfasi sulle sensazioni positive della droga, è semplicemente qualcosa che ti tiene occupato, un modo di vita...Per contro, le crisi frequenti e i guai con la legge non mancano, come anche i personaggi di questo universo parallelo...
Ora, una cosa senza dubbio interessante è che la droga sia legata, per Burroughs, al tedio di una vita borghese in cui non si ritrova. Ecco allora quell'altro mondo, mondo di contingenza ma anche meno falso nella sua brutalità. Ci si aspetta che quasi chiunque ti possa tradire, e non si finge si essere qualcosa di diverso da un essere che anela con le proprie cellule la sostanza capace di consentirgli di vivere - e morire allo stesso tempo, in un continuo processo di distruzione e creazione.
Ora mi sono comprata il "Pasto nudo", vediamo...
mercoledì 4 luglio 2007
Un inutile viaggio in Yucatan...
lunedì 2 luglio 2007
Portnoy, Yucatan e Zorro...
Ma andiamo con ordine. Il motivo per cui è nato questo blog è correlato proprio al Lamento di Portnoy di Philip Roth, uno scrittore che non conosco molto, ma che mi aveva a lungo affascinata prima che mi decisessi a comprare un suo lavoro. Perché questa correlazione? Ma semplicemente per il titolo, che evoca il lamento; e visto che io mi lamento sempre (ma almeno ho il merito di riconoscerlo e, nei momenti lucidi, di riderci anche sopra!) e che mentre tornavo a casa stavo appunto formulando lamentele, tutto fila. Ah, no, vi manca un passaggio fondamentale, ed ora ve lo fornirò.
Oggi ho condotto mia madre (anche lei una persona che si lamenta, e neanche poco!)all'aeroporto di Bologna, da dove sarebbe partita per Parigi. Dunque, partendo dal villaggio in cui viviamo, ci vuole teoricamente un'ora a compiere questo tragitto. Invece, magicamente, grazie al meraviglioso traffico che ci diletta ormai in ogni nostro spostamento, ci sono volute quasi due ore, e a momenti mia madre perdeva pure il volo. Ovviamente io, che ero al volante, avevo un diavolo per capello (e visto ciò che ho in testa, la cosa si fa preoccupante), e stasera, dovendo ancora guidare, questa volta da sola e con un'altra auto molto meno dignitosa, come al solito pensavo freneticamente. Guidare mi fa questo effetto, la mia mente si astrae, e se da un lato questo mi condurrà probabilmente ad una morte violenta, d'altro canto devo dire che molte belle cose possono passarmi per la testa nei miei spostamenti. Stavo dunque pensando: ecco, stasera arriverò a casa, e scriverò un post (per chi non lo sapesse ho anche un altro blog, che giace più o meno abbandonato a se stesso...) su quanto faccia schifo la viabilità in questo paese stolto; poi ho pensato che mi lamento sempre, porca troia (il che è dovuto anche alla contingenza di abitare qui, e di essere sottoposta allo stillicidio della politica e dell'idiozia imperante, immagino) e di conseguenza mi è venuto in mente quel bel libro appena concluso, il Lamento di Portnoy, ed ecco balenare questa idea propositiva, che voi già conoscete, ovvero un blog che sia un viaggio fra libri...Ecco, ora avete tutti gli elementi e sapete cosa mi spinge ora a scrivere. Il problema che si pone ora è che ho perso tipo due ore a spiegare come sia nato questo blog, ma mi è passata la voglia di esplorare i meandri delle opere che ho evocato. Che dire? Be' direi che dovrete prenderla così com'é...Fra l'altro oggi ho letto un breve racconto di Moccia che stava su un'agenda di cui non farò il nome, e se lui può scrivere tali emerite stronzate, ed essere pubblicato, ed essere pure osannato, io posso permettermi di fare quel cazzo che mi pare sul mio blog senza che nessuno se la prenda, voi che ne dite?
Hasta temprano...e ricordate, anche se non ho fatto parola alcuna di Zorro, lo consiglio senz'altro. La sua brevità non gli impedisce di contenere una buona dose di idee azzeccate, è ben scritto e il personaggio rimane nel cuore. Anche perché, chi non avrebbe voglia a volte di lasciarsi tutto alle spalle e guardare il mondo da un luogo leggermente spostato, con regole tutte sue? Con questo vi lascio...
stavo guidando la fiesta
E così mi sono detta: basta, pur nel fiume incessante degli eventi, devi trovare lo spazio per riflettere, fermarti e respirare a fondo, assaporando e metabolizzando quello che provi durante la quotidianità.
Ma l'Idea è soltanto collegata a tutti questi pensieri. Chi mi conosce sa bene quanto grande sia il mio amore per la parola scritta, prodotta da altri o creata da me. E' qualcosa che mi ha attratta fin dalla più tenera infanzia, per ora si tratta della passione più duratura della mia vita...e non è poco. Il mio animo si duole quando non riesco a leggere, il mio cervello diventa opaco se non riesco a fissare i pensieri tramite le parole...E così mi sono detta che, dal momento che continuo a divorare pagine su pagine, rimanendo colpita ed influenzata profondamente da ciò che leggo; e dal momento, inoltre, che non posso tediare tutti verbalmente con i miei viaggi mentali su libri di cui magari non interessa loro nulla, ecco...ecco, avrei potuto affidare le mie elucubrazioni letterarie all'anonimato del web. Magari non mi legge nessuno, e anche se fosse? la possibilità, seppur remota, esiste. E se soltanto una persona potesse essere colpita da questo piccolo esperimento, avrei già ottenuto più di quello che speravo, quando guidavo soprappensiero la mia scalcagnata automobile nell'ultima luce della giornata...